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I test 'alternativi' nella diagnostica delle allergopatie
21/04/2010

I test 'alternativi' nella diagnostica delle allergopatie

* Malattie dell'Apparato Respiratorio e Allergologia, Dipartimento di Medicina Interna, Università di Genova, Genova ** Unità ad Alta Specializzazione in Allergologia ed Immunologia Clinica, Unità Operativa di Medicina Interna, Dipartimento di Scienze Mediche, Ospedale Sant'Orsola - Fatebenefratelli, Brescia *** Servizio di Allergologia Respiratoria, Dipartimento di Malattie Respiratorie e Allergiche, Ospedale Torrette, Ancona Introduzione La crescita esponenziale delle malattie allergiche ha suggerito ad alcuni Autori il termine di "epidemia allergica" per definire il fenomeno (1). Studi epidemiologici indicano una prevalenza nel Mondo occidentale di allergopatie nel 20-30% nella popolazione generale (2-4). Tuttavia il numero degli allergici può aumentare artificiosamente per l'uso improprio (anche da parte dei medici) del termine "allergico", che porta a classificare come allergici anche gli effetti indesiderati dei farmaci, le reazioni tossiche ad alimenti o quelle ad agenti irritanti. Un'ulteriore sovrastima viene dall' attribuzione della patogenesi allergica a svariate patologie (emicrania, colon irritabile, orticaria cronica, sindrome della fatica cronica, sindrome ipercinetica del bambino, artriti siero-negative, otite sierosa, malattia di Chron), anche se non esistono evidenze scientifiche in proposito (5). Tutto questo ha contribuito a creare la diffusa opinione che l'allergia alimentare possa essere il "camaleonte della medicina", in grado di spiegare patologie estremamente diversificate e che ancora non hanno trovato una sicura collocazione nosografica. L'esistenza di un'imbarazzante distanza fra il sospetto clinico-anamnestico e la sicura conferma diagnostica con test di scatenamento in doppio cieco vs placebo (DBPCFC), considerato il test diagnostico più sicuro, è documentata da due ampi studi europei, il primo olandese ed il secondo danese (Tab.1) (6-7). Tabella 1. Prevalenza delle reazioni avverse a cibi   Prevalenza su base anamnestica Confermata al DBPCFC D. Altman, L.T. Chiaramonte (1994) 1483 soggetti 12,4 % 0,8 % JO'B. Hourihane (1994) 7500 soggetti 19,9 % 1,8 % Si può razionalmente individuare nella scarsa disponibilità di estratti commerciali standardizzati e nell'uso di tecniche non sufficientemente standardizzate come il prick by prick con alimento fresco (8) la causa di alcune false negatività. Inoltre, per spiegare questa discrepanza si possono anche ipotizzare modelli patogenetici immunologici diversi da quello reaginico in alcune reazioni ad alimenti (9), ma certamente l'analisi di questi numeri induce una profonda riflessione circa i precisi confini dell'allergia alimentare. Ulteriore elemento di confusione diagnostica è rappresentato dal sempre più frequente ricorso da parte dei pazienti a test "alternativi" che si propongono di identificare con metodiche diverse dalle tradizionali i cibi responsabili di allergie o "intolleranze" alimentari. Quest'ultimo termine, nella sua accezione più rigorosa, vuole indicare ogni reazione avversa riproducibile conseguente all'ingestione di un alimento o ad alcuna delle sue componenti (proteine, carboidrati, grassi, conservanti). La definizione quindi comprende reazioni tossiche, metaboliche e allergiche (10). Purtroppo il termine è sempre più frequentemente interpretato in senso generico anche ad indicare un'avversione psicologica nei confronti di questo o quel cibo. Scopo di questa breve rassegna vuole essere un'analisi del razionale e della documentazione scientifica dei numerosi test che sono oggi proposti dalla Medicina Complementare.
Qualità della vita nella rinite allergica ed impatto della im ...
04/03/2010

Qualità della vita nella rinite allergica ed impatto della im ...

L'efficacia dell’immunoterapia per via sublinguale (SLIT) nella rinite allergica è sostenuta attualmente da meta-analisi (1) e la sua sicurezza è definita sia da studi osservazionali post-marketing e dall'analisi di studi pubblicati (2-5). Questa buona caratterizzazione è stata resa possibile da un gran numero di studi in doppio cieco, placebo-controllati, mentre minore attenzione è stata prestata agli studi in real-life. Questi studi hanno il vantaggio di valutare i pazienti in una situazione clinica molto simile a quella del trattamento di routine, diversamente dalla rigida organizzazione di un studio controllato. Per fare questo, generalmente, si impiegano parametri diversi da risultati dai punteggi sintomatologici giornalieri e del consumo di farmaci; caratteristica e marchio di garanzia degli studi controllati. Per esempio, in passato è sempre stato considerato uno strumento valido (6) l’ autovalutazione del proprio stato clinico fatta dai medesimi pazienti, utilizzando una scala visiva analogica (VAS). Anche l'accertamento della qualità della vita (QoL) ha caratteristiche ottimali, da questo punto di vista, ma è stato raramente usato in studi di immunoterapia specifica raramente e particolarmente nella SLIT (7). Lo studio che presento aveva la lo scopo di valutare gli effetti clinici della SLIT un ampio gruppo di pazienti con rinite allergica, trattati per i più comuni allergeni inalanti, impiegando la misurazione di QoL con uno questionario specifico ed i risultati di una scala analogica visiva (VAS).
CLASSIFICAZIONE ALLERGENICITA' DELLE PIANTE
22/11/2010

CLASSIFICAZIONE ALLERGENICITA' DELLE PIANTE

Allergia respiratoria da pollini. Pollinosi "maggiori" e "minori". Tabelle di allergenicità delle piante e delle erbe. Queste tabelle dovrebbero essere adottate dalle amministrazioni locali al momento di progettare gli arredi urbani.
AEROSOL BIOLOGICO
22/11/2010

AEROSOL BIOLOGICO

Capitolo n° 1 del libro : "Aerobiologia ed Allergeni Stagionali"
Storia del polline
17/04/2012

Storia del polline

Capitolo n° 3 del libro "Aerobiologia ed allergeni stagionali". Questo capitolo tratta della storia del termine polline, dalle sue origini ad oggi.La parola polline deriva dal termine latino "pollen -inis" che significa "fior di farina" e per estensione “polvere finissima. Questo termine, che descrive in maniera appropriata l’aspetto del polline, fu utilizzato per la prima volta dal medico tedesco Valerius Cordus (1515-1544) che aveva osservato nelle antere del giglio un rubiginosus pulvisculus, "polvere" che ritrovò poi in altri fiori.